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riviste agricole, rivista per gli amanti della campagna, rivista sull'agricoltura professionale, riviste sull'agricoltura non professionale, edizioni dedicate al mondo agricolo, riviste specializzate in agricoltura, testate e giornali online agricoltura |
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Tappeto erboso. In questo periodo le
condizioni climatiche e la disponibilità d’acqua nel terreno si ripresentano
favorevoli, il tappeto erboso manifesta una rapida ripresa vegetativa ed il
suo colore riprende i bei toni della passata stagione primaverile. Per
mantenere il manto erboso in condizioni ottimali è necessario tagliare
l’erba mediamente una volta alla settimana ricordandovi di abbassare
l’altezza di taglio, poiché non c’è più il rischio che la delicata zona del
colletto (zona dove le radici si inseriscono sul fusto) dell’erba venga
danneggiata dal sole.
Come sostenere la ripresa vegetativa del tappeto erboso. Effettuate
una concimazione con un prodotto specifico per tappeto erboso, attenendovi
sempre alle indicazioni riportate in etichetta, da distribuire nelle zone
più fresche nella seconda metà di settembre, in quelle più calde invece
nella prima metà di ottobre.
È questo il momento giusto per rimediare ai diradamenti del tappeto
erboso dovuti a varie cause (malattie, stress, siccità, ecc.).
Dedicatevi quindi al recupero di tutte le aree diradate o danneggiate che
devono essere traseminate o completamente riseminate, come pure
all’eventuale semina (VEDI FOTO A)
di un tappeto erboso di nuova realizzazione.
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A- Tappeto erboso. La semina del tappeto erboso può essere
eseguita con una macchina seminatrice specifica (1), oppure mediante
distributori a caduta gravitazionale (2) o a distribuzione centrifuga
(3). I migliori risultati si ottengono con la seminatrice specifica:
il seme viene collocato a pochi millimetri di profondità in file distanti
centimetri 2-2,5. Con i distributori invece il seme viene sparso in
superficie e dopo la semina è necessario rastrellare il terreno per farlo
aderire al seme o distribuire uno strato di 3-4 millimetri di terra affinata |
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Piante annuali, biennali e perenni. I fiori
delle piante annuali, biennali e perenni, dopo aver dato ricche fioriture,
appaiono stanchi alla fine del grande caldo, ma le prime piogge di settembre
e le giornate più fresche possono rappresentare una seconda primavera.
Semplici consigli affinché le vostre piante annuali, biennali e perenni
fioriscano sino ai primi freddi. È il momento ideale per incoraggiare le
piante a un nuovo slancio: sarchiate le aiole o le bordure, eliminate le
infestanti, rompete la superficie del terreno che si fosse indurita,
spargete del concime, attenendovi sempre alle indicazioni riportate in
etichetta, togliete i fiori appassiti. In settembre si rende necessaria
un’intensificazione degli interventi di diserbo manuale nelle bordure miste,
interventi che devono rimanere costanti fino a fine ottobre.
Provvedete ad effettuare la divisione dei cespi delle erbacee perenni.
Da metà settembre a metà ottobre si può effettuare la divisione dei
cespi delle erbacee perenni. Questa semplice operazione risponde a due
esigenze fondamentali. La prima è quella di ringiovanire i cespi
invecchiati, eliminando le porzioni centrali troppo lignificate e
selezionando i germogli laterali più vigorosi. Da questo intervento trae
notevole beneficio un gran numero di erbacee perenni, sia in termini di
vigore vegetativo sia in termini di generosità di fioritura. Per alcune
specie, in particolare, le divisioni periodiche risultano assolutamente
indispensabili (è il caso, per esempio, dei classici Aster settembrini).
In secondo luogo la divisione del cespo permette di moltiplicare
indefinitamente una varietà ottenendo individui assolutamente identici da
ogni punto di vista alla pianta di partenza. Questa opportunità, oltre a
consentire un notevole risparmio rispetto all’acquisto di nuovi esemplari,
risulta particolarmente preziosa se per qualche motivo ospitate nel vostro
giardino una varietà difficile da reperire sul mercato. La moltiplicazione
per divisione del cespo può essere effettuata su tutte le perenni a sviluppo
cespitoso o con radici rizomatose o, comunque, su tutte quelle che tendono a
emettere nuovi germogli direttamente da gemme radicali sotterranee.
L’operazione può essere effettuata anche in marzo-aprile, ma la divisione in
ottobre è senz’altro più indicata per tutte le specie a fioritura
primaverile. Nelle regioni settentrionali è meglio non ritardare troppo
l’intervento, in modo che la cicatrizzazione dei tessuti radicali sia
completata in anticipo sulle prime gelate.
Irrigazione. In caso di persistente siccità durante il mese di
settembre è bene continuare ad irrigare con regolarità, soprattutto a
sostegno delle piante in piena fioritura.
Le ruggini sono le malattie più comuni del periodo: ecco cosa fare.
Le malattie più comuni del periodo sono le ruggini in quanto le condizioni
di elevata umidità relativa dell’aria e la prolungata bagnatura della
vegetazione fogliare per le abbondanti rugiade notturne favoriscono lo
sviluppo delle infezioni. Sui crisantemi si sviluppano le prime infezioni di
ruggine bianca (Puccinia horiana,
VEDI FOTO B), facilmente riconoscibile per le pustole biancastre
dall’aspetto ceroso. Alla comparsa delle prime pustole intervenite con
bitertanolo-45,5 (non classificato),
attenendovi sempre alle indicazioni riportate in etichetta e ripetendo il
trattamento dopo 8-10 giorni. Questo prodotto che può essere utilizzato
anche per contrastare lo sviluppo delle infezioni di mal bianco.
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B- Parassiti delle piante annuali, biennali e
perenni. Vegetazione di crisantemo colpita da ruggine bianca (Puccinia
horiana) |
Bulbose e tuberose. In questo periodo
dedicatevi alla scelta, all’acquisto e alla messa a dimora delle bulbose e
tuberose a fioritura primaverile come crochi, narcisi,
giacinti, muscari, ecc.
Il terreno più adatto alla coltivazione di queste specie deve essere di
medio impasto, fertile e ben drenato per lo sgrondo dell’acqua. Non appena
la temperatura del suolo scende al di sotto dei 15 °C, interrate bulbi e
tuberi con le punte rivolte verso l’alto, ad una profondità pari al doppio o
al triplo della loro altezza, a seconda della specie (vedi le indicazioni
riportate sulle confezioni d’acquisto). Evitate di disporli in fila, ma
cercate di creare piccoli raggruppamenti dall’aspetto il più naturale
possibile. Dopo averli interrati e aver pressato leggermente il terreno,
irrigate: nei mesi successivi la natura farà da sé.
Eliminate i fiori appassiti, ma lasciate intatto il fogliame. Le
bulbose e le tuberose tardo-estive come dalie, canne e
nerine stanno terminando la loro fioritura, mentre quelle più precoci
come lilium e Anemone coronaria sono ormai giunte al
completamento del loro ciclo vitale. Man mano che si esaurisce la fioritura
eliminate i fiori appassiti, ma lasciate intatto il fogliame, che deve
ingiallire e seccare naturalmente prima di essere rimosso.
Rosai. Le prime piogge di settembre e la
temperatura più mite ridanno vigore alle rose che riprendono a fiorire. Le
rose rifiorenti offrono in questo periodo una nuova e ricca fioritura
e, se i cespugli sono stati curati durante tutta la stagione estiva
(eliminazione delle rose sfiorite e dei selvatici), si presenteranno ora
ordinati e contenuti in altezza. Se invece hanno un aspetto disordinato
intervenite accorciando i rami troppo lunghi, al fine di ridare all’arbusto
una forma aggraziata.
Ecco come ottenere nuovi rosai da talea. A settembre potete ottenere
nuovi rosai tramite talea (VEDI
DISEGNO).
Irrigazione. Se le piogge tardano ad arrivare e la temperatura si
mantiene elevata non fate mancare acqua agli arbusti, sia vecchi che di
recente impianto.
Concimazione. Se non lo avete già fatto a fine agosto concimate
entro i primi 20 giorni di settembre con un concime specifico per rose
(da impiegare attenendovi sempre alle indicazioni riportate in etichetta) e
irrigate. Sospendete quindi le concimazioni, perché piante troppo vigorose
al sopraggiungere di temperature rigide potrebbero subire danni.

Rosai. A settembre potete ottenere nuovi
rosai tramite la moltiplicazione per talea. Ecco come operare. Tagliate
una porzione di ramo di 15-20 centimetri recidendola, sotto un nodo (1).
Asportate le foglie terminali ed eliminate alla base quelle che verrebbero
interrate (2). Prima di interrare le talee immergetene la base in un
prodotto ormonale che ne stimoli la radicazione (come ad esempio Ormon) (3).
Affondatele in un vaso con un miscuglio costituito per 1/2 di sabbia e 1/2
di terra da giardino e innaffiatele a più riprese in modo da tenere il
miscuglio moderatamente umido (4). Quando le radici sono formate
(dopo 50-60 giorni) piantate le barbatelle in singoli vasi di 12-14
centimetri di diametro (5). Nell’autunno del prossimo anno le potrete
mettere a dimora in piena terra |
Siepi, arbusti e alberi. Da questo momento in
poi potete iniziare a preparare le buche per la messa a dimora di siepi,
arbusti e alberi nel prossimo autunno. Lavorate quindi il terreno sino
ad una profondità di circa 30-40 centimetri ed interrate stallatico maturo
alle dosi di 4-5 chilogrammi per metro quadrato. Le temperature, ancora su
livelli comunque abbastanza elevati, favoriscono la rapida decomposizione di
questi materiali organici, rendendoli pienamente disponibili in autunno per
i nuovi impianti.
Potatura. A settembre accorciate di circa 1/3 tutti quei rami che
portano fiori appassiti di buddleia e oleandro; eliminate
anche quei rami che si sono seccati nel corso dell’estate e gli eventuali
polloni e succhioni presenti. Settembre è anche il momento ideale per dare
una regolata alle siepi sempreverdi: pareggiate la vegetazione, stimolerete
l’emissione di nuovi germogli nella parti più basse dei rami, che crescendo
renderanno la siepe più folta. Non ritardate questo lavoro oltre la fine di
settembre, per dare tempo alla nuova vegetazione di lignificare prima che
sopraggiunga il freddo.
Ecco cosa fare se riscontrate aghi disseccati e tessiture simili a seta
sulle punte dei rami di pino. In settembre, sulle punte dei rami di
pino nero si possono riscontrare aghi disseccati e tessiture simili a
seta prodotte dalle larve della processionaria (Thaumetopoea
pytiocampa, VEDI FOTO C). Per
questo insetto vige il decreto di lotta obbligatoria (Decreto
ministeriale 30/10/2007), per cui le infestazioni vanno obbligatoriamente
eliminate attraverso l’asportazione e la bruciatura dei nidi, o ricorrendo
al trattamento con preparati commerciali di Bacillus thuringiensis var.
kurstaki (non classificato), attenendovi
sempre alle indicazioni riportate in etichetta. In questo secondo caso,
intervenite possibilmente durante le ore serali, onde prolungare l’attività
dell’insetticida, e se piove ripetete il trattamento entro 3-4 giorni.
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C- Avversità di siepi, arbusti e alberi. Larve della
processionaria (Thaumetopoea pytiocampa, 40 millimetri) |
Piante in vaso da fiore. Se avete affidato le
piante ad una persona esperta, al rientro dalle vacanze non dovete fare
altro che continuare a concimarle e irrigarle come di consueto. Irrigate
abbondantemente il terriccio in 2-3 passate, alla distanza di 3-4 minuti.
Dopo uno-due giorni, prima che il terriccio si sia asciugato bagnatelo,
aggiungendo all’acqua d’irrigazione un concime liquido specifico per piante
da fiore.
Cosa fare se le piante si presentano in cattive condizioni. Se
qualche pianta si presenta visibilmente in cattive condizioni eliminate da
essa foglie secche, malate e/o rovinate dall’attacco di qualche insetto,
nonché rami secchi e/o malati.
Limitate le irrigazioni. Con gli abbassamenti di temperatura notturni
provocati dai temporali di fine estate, e con il veloce accorciarsi delle
giornate, le piante necessitano di irrigazioni meno frequenti e meno
abbondanti.
Concimazioni. Se avete belle piante e desiderate continuare a godere
della loro bellezza, dovete continuare a concimarle come in estate;
l’unica differenza è che bagnandole meno le concimerete automaticamente
meno, sempre però due volte la settimana. Abituatevi a concimare le piante
ad ogni irrigazione, aggiungendo all’acqua del concime liquido specifico per
piante da fiore dimezzando la dose indicata in etichetta.
Piante d'appartamento. Sul finire del mese di
settembre, nelle regioni settentrionali, la temperatura delle ore notturne
comincia ad abbassarsi, in particolar modo se ci sono state piogge
prolungate; è quindi giunto il momento di riportare in casa le piante che
avete portato all’esterno nei passati mesi. Nelle regioni centro-meridionali
potete aspettare ancora qualche settimana, quando, però, la temperatura
comincerà a diminuire e a portarsi sotto i 15 °C, dovrete affrettarvi ad
eseguire questa operazione. Durante l’estate le piante poste all’esterno si
saranno rinvigorite ed avranno abbondantemente vegetato; riportarle in casa,
in condizioni di minore luminosità, potrà causare la perdita di alcune
foglie.
Ecco cosa fare in questo mese. Approfittate di questo momento per
eliminare dalle piante foglie ingiallite, se presenti, o danneggiate; è
anche conveniente fare loro una bella doccia: in questo modo toglierete
l’eventuale polvere che si è depositata sulle foglie durante l’estate.
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La legislazione vigente suddivide gli antiparassitari in relazione alla loro
tossicità per l'uomo e per gli animali. I prodotti contrassegnati come "irritanti"
e "non classificati" si possono
comperare senza
"patentino", che invece è necessario per l'acquisto dei prodotti
contrassegnati
come "molto tossici", "tossici"
e "nocivi" data la loro pericolosità. |
Questa è solo una piccola parte dei testi che vengono pubblicati nel
supplemento di Vita in Campagna dedicato a "i Lavori".
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I lavori da eseguire nell'orto in settembre.
In questo mese i lavori nell’orto sono ancora assai numerosi ed impegnativi,
quasi come in primavera avanzata e nella prima parte dell’estate. Al Nord
sono necessari minori interventi irrigui poiché le temperature si abbassano
progressivamente ed è possibile che si verifichino precipitazioni anche
abbondanti. Ma se le piogge scarseggiassero o fossero assenti, irrigate
regolarmente riducendo però la quantità d’acqua rispetto ai mesi precedenti.
Controllate che i sostegni delle colture (pomodori, melanzane, fagioli e
fagiolini rampicanti, ecc.) siano ancora solidi e che compiano la loro
funzione fino al termine delle raccolte.
Iniziate o continuate a porre in bianco alcuni ortaggi (indivia riccia,
scarola, porro, radicchio trevigiano precoce, ecc.) che necessitano spesso
di venir sottoposti a questa tecnica prima di essere consumati.
Proseguite poi con le raccolte dei numerosi e abbondanti prodotti dell’orto
e dedicatevi alla loro conservazione per usufruirne nei mesi invernali.
Quando concimate in copertura, non esagerate mai nelle quantità impiegate
tanto che adoperiate concimi chimici che organici, specialmente nelle
colture di secondo raccolto (come cavoli, radicchi, ecc.) che dovranno
affrontare i periodi freddi. Tenete inoltre costantemente pulite le aiole
dalle erbe infestanti.
Ortaggi in coltura protetta. Prima di installare le protezioni, il
lavoro più importante è il controllo della tenuta delle strutture e dei teli
di copertura.
Fagiolo e fagiolino. Pulite le aiole
dalle piante infestanti, se necessario irrigate e raccogliete fino a ottobre
inoltrato.
Lattuga da cespo e da taglio.
Raccogliete, in settembre, le ultime piante delle varietà estive e quindi
iniziate ad utilizzare quelle autunnali, tipo Trocadero (cappuccina),
Iceberg (Brasiliana), ma anche Romana e specialmente
Gentilina (molto adatta per i piccoli orti). Seminate la lattuga da
taglio di preferenza a file, in piena aria per tutto settembre ed anche in
ottobre, se in seguito collocherete sulle aiole delle protezioni. Irrigate
con molta prudenza. Dalla fine di settembre potete iniziare le raccolte pure
delle lattughe da taglio, semine effettuate nella seconda metà di agosto (VEDI
FOTO D).
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D- Lattuga da taglio. Da fine settembre
iniziate a raccogliere le lattughe da taglio |
Melanzana, peperone, pomodoro.
Pulite le aiole dalle piante infestanti, effettuate le ultime concimazioni
in copertura (settembre) e irrigate, preferibilmente per
scorrimento-infiltrazione laterale dentro solchi oppure a mezzo di
manichette forate. Continuate a legare ai tutori e a tenere sempre ben
sorrette le piante, specialmente quelle di pomodoro.
Cosa fare se le piante di pomodoro sono attaccate da peronospora. In
questo periodo le piante sono generalmente esposte ai rischi di forti e
devastanti attacchi di peronospora (Phytophthora infestans, VEDI FOTO E), conseguenti alle piogge e soprattutto alla
prolungata bagnatura della vegetazione per effetto delle abbondanti rugiade
notturne. Cercate di mantenere costantemente protette le piante dalle
infezioni ricorrendo ad interventi settimanali con preparati a base di rame
caratterizzati da un tempo di sicurezza di appena 3 giorni (ad esempio
Basiram L-Gowan-Italia, irritante,
Cuproxat SDI-Sipcam, non classificato),
attenendovi sempre alle indicazioni riportate in etichetta. Questi prodotti
riescono a proteggere le piante anche da altre malattie fungine quali
septoriosi (Septoria lycopersici) e alternariosi (Alternaria
porri forma solani).
Frequenti e fastidiose, in questo periodo, sono le infestazioni della
cimice verde (Nezara viridula), le cui punture impartiscono alle bacche
un disgustoso odore. Nei confronti della suddetta potete intervenire con
deltametrina-1,63 (irritante),
attenendovi sempre alle indicazioni riportate in etichetta. Talora è
necessario ripetere il trattamento in quanto le piante sono esposte a nuove
invasioni di cimici provenienti dall’ambiente limitrofo.
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E-
Avversità sul pomodoro. Foglie di pomodoro affette da peronospora
(Phytophthora infestans) |
Patata. In settembre di solito le
raccolte si effettuano soprattutto in località di collina e di montagna
mentre, di regola, in pianura padana sono già ultimate. Sorvegliate i tuberi
conservati in magazzino perché la presenza di qualche patata guasta potrebbe
provocare ulteriori marciumi. Se lo ritenete opportuno, in rapporto anche
alle vostre necessità e agli usi che ne fate, suddividete le patate a
seconda delle loro dimensioni (piccole, medie, grosse).
Radicchio e cicoria. Seminate,
preferibilmente a file, varietà da taglio e da cogliere e trapiantate.
Pulite le aiole dalle piante infestanti e concimate in copertura le varietà
da cespo, ma unicamente in terreni poco fertili e con piccole quantità di
concimi azotati (ad esempio con nitrato ammonico-26, alla dose di 6-7 grammi
per metro quadrato, da distribuire altre due-tre volte). Dopo la
distribuzione in copertura interrate i concimi a mezzo di una leggera
zappatura o di una estirpatura superficiale. Se coltivate il radicchio
trevigiano precoce potete iniziare la legatura delle piante più sviluppate
solo quando le foglie sono asciutte. Verso la fine di settembre, oltre a
raccogliere i tipi da taglio, è possibile iniziare la raccolta della
catalogna seminata per prima ed anche di qualche cespo di radicchio
chioggiotto precoce e «pan di zucchero».
Zucca e zucchino. Eseguite la
raccolta delle zucche – di solito quando la vegetazione si esaurisce e le
piante si seccano – e fatele asciugare con cura, possibilmente sotto una
tettoia ben arieggiata, prima di porle in magazzino.
Nelle prime settimane di settembre concimate ancora con moderazione in
copertura lo zucchino. Pulite le aiole dalle piante infestanti, irrigate e
raccogliete anche fino ad ottobre inoltrato.
Distribuzione del lavoro nell’orto
in una giornata-tipo della metà di settembreMercoledì 15 settembre il
sole sorge alle ore 6.50 e tramonta alle ore 19.20
In queste note vi indichiamo le ore del giorno in cui eseguire i
principali lavori nell’orto familiare, al fine di operare nei momenti
migliori e di utilizzare al meglio le ore di luce disponibili.
Ortaggi. Ore 8-9: eliminate le piante infestanti dalle colture
e dai percorsi tra un’aiola e l’altra dell’orto.
Ore 9-10: eseguite le semine (come ad esempio quella dello
spinacio) e le relative limitate irrigazioni.
Ore 17-18: irrigate le colture con moderazione e, se
necessario, continuate la legatura delle piante di pomodoro di varietà
indeterminate.
Dalle ore 18 al tramonto: eseguite le raccolte di numerosi
ortaggi (pomodoro, peperone, melanzana, bietola da costa, fagiolino, sedano
ed altri).
Piante aromatiche e officinali. Ore 8-9: ripulite le
piante da qualsiasi parte secca, malata e/o spezzata ed eliminate dalle
aiole le piante infestanti.
Ore 9-10: vangate, concimate e sistemate le aiole per le
future semine e/o trapianti.
Raccogliete e destinate subito il prodotto alla trasformazione.
Ore 17-18: irrigate.
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La legislazione vigente suddivide gli antiparassitari in relazione alla loro
tossicità per l'uomo e per gli animali. I prodotti contrassegnati come "irritanti"
e "non classificati" si possono
comperare senza
"patentino", che invece è necessario per l'acquisto dei prodotti
contrassegnati
come "molto tossici", "tossici"
e "nocivi" data la loro pericolosità. |
Questa è solo una piccola parte dei testi che vengono pubblicati nel
supplemento di Vita in Campagna dedicato a "i Lavori".
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Alcuni lavori comuni a tutte le specie di piante da frutto
in settembre.
Da questo periodo iniziano a maturare molte specie da frutto importanti, in
particolare melo, pero, actinidia (kiwi),
castagno, nonché specie minori come mandorlo, lampone,
mora, fico, giuggiolo, noce e nocciòlo.
Seguite la raccolta con cura per non compromettere la qualità della vostra
produzione. In particolare, dovete raccogliere al giusto grado di
maturazione per esaltare al massimo la qualità gustativa della frutta. Man
mano che ultimate la raccolta di ciascuna specie, liberate prontamente il
terreno dai frutti di scarto caduti a terra. Lasciati in loco essi
diventerebbero un richiamo alimentare per le arvicole, nonché una fonte di
diffusione dei marciumi che vi si sviluppano.
Man mano che ultimate la raccolta, eseguite gli ultimi sfalci dell’erba o le
lavorazioni del terreno.
Con il calare delle temperature l’irrigazione diventa via via meno
importante nel frutteto. In settembre, comunque, vi possono ancora essere
periodi caldi e siccitosi che richiedono l’apporto di acqua. In tal caso
vanno irrigati prioritariamente gli alberi in allevamento e quelli da cui si
deve ancora raccogliere, rispetto a quelli già scaricati della produzione.
Nella prima metà di settembre, fin tanto che nei portinnesti la corteccia si
stacca ancora bene dal legno, si possono eseguire gli innesti a gemma
dormiente (VEDI FOTO
F).
Iniziate al più presto le lavorazioni preparatorie per i nuovi impianti
previsti nell’autunno-inverno, possibilmente prima delle piogge
autunnali che potrebbero rendere il terreno inadatto alla lavorazione per
molte settimane o mesi.
 F- Innesto a gemma dormiente. 1-Prelevate le
marze da rami posti in posizione soleggiata, ben maturi e da piante
sicuramente sane. Asportate le foglie del rametto-marza lasciando 1
centimetro di picciòlo. 2-Prelevate le gemme partendo da quelle poste
sulla parte terminale del rametto-marza inserendo la lama 1 centimetro sotto
di essa... 3-...per uscire qualche centimetro dopo; le gemme devono
restare attaccate al legno. 4-Sul portinnesto eseguite un taglio a
"T" avendo cura di non intaccare il legno sottostante la corteccia. 5-Prelevate
la gemma strappandola dal rametto-marza: si formerà una codina che servirà
per maneggiarla meglio; inseritela nel taglio a "T" e... 6-...tagliate
la codina. 7-Le legature possono essere effettuate con diversi
materiali; se impiegate materiali elastici potete lasciarli fino alla
primavera successiva, altrimenti nelle piante giovani dovete toglierli dopo
una decina di giorni. 8-Dopo l'innesto è utile coprire le gemme con
alcuni stati di carta che scogiureranno gli attacchi di cidia e anarsia |
Pomacee (melo, pero, cotogno). Con l’avanzare
dell’autunno la diminuzione delle temperature è causa di una maggiore
quantità di rugiada notturna: al mattino iniziate a raccogliere i frutti
quando la vegetazione si è asciugata, per non manipolarli i frutti quando
sono ancora bagnati in quanto più soggetti ad ammaccature della buccia
rispetto a quando sono ben asciutti. Se dovete per cause di forza maggiore,
raccogliere con piante molto bagnate – una situazione molto disagevole per
chi esegue il lavoro – potete effettuare qualche passaggio con
l’atomizzatore, azionando la sola ventola, per smuovere la vegetazione e
favorire la caduta dell’acqua.
Se si verificano delle piogge abbondanti, conviene sospendere la raccolta
per qualche giorno per dar modo al terreno e alle piante di smaltire
l’eccesso di umidità.
Effettuate la cernita dei frutti in magazzino. Le mele raccolte nei
mesi scorsi, che ora sono in magazzino, si devono passare in rassegna
periodicamente, ogni 15-20 giorni, per eliminare i frutti guasti ed
evitare che i marciumi si diffondano all’interno dei contenitori.
È questo il periodo di contrassegnare, poco prima della raccolta, le
piante da cui andrete a prelevare il materiale d’innesto. Se avete in
programma degli innesti primaverili a triangolo o a corona, ricordate di
individuare e contrassegnare, poco prima della raccolta, le piante da cui
andrete a prelevare il materiale d’innesto, sia che si tratti di alberi
vostri che di qualche amico. Con la produzione ancora in pianta si riesce a
valutare bene le caratteristiche dei frutti e a fare una scelta oculata
degli alberi da cui andranno prelevate le marze. Le piante destinate al
prelievo non devono avere sintomi di malattie pericolose, trasmissibili con
l’innesto.
Fate attenzione ai frutti, germogli e rami colpiti dal colpo di fuoco
batterico. Altro importante controllo da fare, sia sul pero che sul
melo, è quello relativo al colpo di fuoco batterico (VEDI
FOTO G). Durante la
raccolta poi verificate se sono presenti rami disseccati o cancri sul legno.
I cancri sono spesso caratterizzati dall’emissione di una sostanza
appiccicosa e rossastra che è caratteristica della malattia; inoltre,
scortecciando il legno all’altezza del cancro, si notano arrossamenti nel
tessuto sottostante. Se notate questi sintomi, o comunque se avete dei
dubbi, rivolgetevi subito al Servizio fitosanitario della vostra Regione,
sia per individuare correttamente i sintomi che per combattere efficacemente
la malattia.
 |
G-
Pomacee. Il pero (nella foto) e il melo possono contrarre
infezioni di colpo di fuoco batterico, una temibile malattia in grado
di distruggere in poco tempo un frutteto. Se qualche vostra pianta manifesta
sintomi che sospettate possano essere di questa batteriosi rivolgetevi al
più presto al Servizio fitosanitario della Regione) |
Drupacee (pesco e nettarina, albicocco, susino, ciliegio).
In questo periodo sulle piante in produzione, da cui i frutti sono già stati
raccolti, si può effettuare una potatura di sgrossamento localizzata
in modo particolare nelle parti alte.
Controllate gli innesti a gemma e a scheggia che avete effettuato in
agosto: se sono attecchiti, lasciano cadere con facilità il picciòlo
della foglia che avete lasciato in fase di innesto; se il picciòlo non si
stacca, sicuramente la gemma non è attecchita.
Nella prima settimana di settembre, se la corteccia si stacca facilmente dal
legno (questo può accadere se innestate piante o portinnesti vigorosi) siete
ancora in tempo per effettuare l’innesto a gemma dormiente (VEDI
FOTO F); se invece si stacca con una certa difficoltà
effettuate l’innesto a scheggia (VEDI
DISEGNO):
avrete più possibilità di attecchimento.

Esecuzione
dell'innesto a scheggia.
Prelevate un ramo della varietà desiderata ed asportate le foglie lasciando
1 centimetro di picciòlo. 1-Dal ramo prelevate gli scudetti: tenendo
il ramo con la base verso di voi, eseguite il taglio partendo 1 centimetro
sopra la gemma per finire 2 centimetri sotto ed effettuate un taglio
obliquo, a scalpello, nella parte inferiore. 2-Sul portinnesto
asportate uno scudo di forma analoga: fate scorrere il coltello per 3-4
centimetri tra la corteccia ed il legno, senza intaccarlo e senza asportare
la linguetta venuta così a formarsi, che reciderete, qualche millimetro
sopra la fine del taglio, ottenendo un supporto per la gemma che andrete poi
ad inserire. 3-Ponete lo scudetto (1) nella sede realizzata sul
portinnesto. 4-Legate l'innesto con nastro di plastica |
Agrumi. Alcune varietà precoci portano a
maturazione il frutto in questo periodo dell’anno, ancora caratterizzato da
un clima mite. Il resto delle produzioni agrumicole si mantengono tutte
sulla pianta e sono nella fase dello sviluppo del frutto.
Come limitare la diffusione del malsecco nei limoneti. La scorsa
primavera è stata favorevole alla malattia nota come il «malsecco del
limone». Affinché non si ripeta anche nella stagione autunnale,
interrompete la potatura estiva del limone quando si presentano le
condizioni di umidità e di basse temperature favorevoli alla penetrazione
del «malsecco» nei tagli inferti con le forbici. Raccogliete e bruciate
il materiale di risulta della potatura per eliminare qualsiasi fonte
d’infezione; inoltre estirpate e bruciate quelle piante che, nonostante le
potature estive, fossero gravemente colpite dalla malattia, al fine di
ridurre le fonti di diffusione nei mesi freddi dell’anno.
Nelle prime settimane di settembre eliminate i germogli assurgenti
(«succhioni») che sorgono dal tronco e dalle parti interne delle branche.
I germogli assurgenti («succhioni») non si devono però eliminare
completamente perché alcuni possono essere utili a far sviluppare in
altezza la pianta; quelli più esterni si possono lasciar crescere ed
eventualmente si possono potare in cima per promuovere la loro divisione in
più rami. Con l’inizio dell’autunno interrompete la potatura, perché
renderebbe le piante più sensibili al gelo: infatti se le condizioni
meteorologiche fossero favorevoli potrebbero rivegetare e questa nuova
vegetazione sarebbe più sensibile ai danni da basse temperature.
Per evitare una vegetazione tardiva, sensibile ai danni da gelo, non
somministrate concimazioni chimiche azotate. Per non favorire una
vegetazione tardiva, sensibile ai danni da gelo, con l’inizio dell’autunno
evitate le concimazioni chimiche azotate; anche perché potrebbero
causare un riduzione della qualità dei frutti. Tradizionalmente è invece
consigliata la concimazione organica con letame bovino o equino,
pratica che migliora sensibilmente le proprietà strutturali del terreno e la
disponibilità di humus ed elementi nutritivi. Somministrate 40-80
chilogrammi di letame bovino per pianta, pari a circa 1-2 carriole (a
seconda delle distanze di impianto), con cadenza triennale; evitate di
accostare eccessivamente il letame ai tronchi e provvedete ad interrarlo
subito con una leggera lavorazione. Se utilizzate letame ovino, molto più
concentrato, le dosi devono ridursi sensibilmente fino a 8-10 chilogrammi
per pianta.
In settembre mantenete costanti i turni irrigui, ma potete ridurre i
volumi d’acqua. Soprattutto nel meridione il forte caldo di fine estate
spesso rende ancora indispensabile il ricorso all’irrigazione. Il frutto non
deve perdere il suo turgore e la sua consistenza; inoltre una parte, seppur
modesta, della sua dimensione finale dipende dalla buona disponibilità
d’acqua in questo periodo. A settembre, i turni irrigui vanno mantenuti
costanti ma i volumi possono essere ridotti, perché le giornate si
accorciano.
Cosa fare se il vostro agrumeto è affetto dalla malattia da virus della «Tristeza».
L’emissione vegetativa autunnale è idonea per verificare se il vostro
agrumeto è affetto dal complesso della malattia da virus della «Tristeza».
Prelevate, ogni 400 piante, almeno 20 rametti di cinque foglie autunnali
ciascuno. Raggruppateli in quattro sacchetti chiusi e conservateli in
frigorifero in attesa di consegnarli, comunque entro poche ore, al più
vicino centro di Servizio fitosanitario.
Olivo. In questo periodo, con riferimento
al Nord Italia, la maggior parte delle varietà di olivo si trova nella fase
di «accrescimento del frutto».
Fate attenzione in questo periodo all’irrigazione. L’impegno
dell’olivicoltore, durante questo periodo, deve essere rivolto prima di
tutto ad evitare che le sue piante vadano incontro a una scarsa
disponibilità di acqua; questo vale per le olive da tavola, la cui
raccolta – soprattutto per quelle da consumare verdi – è imminente e
un’insufficienza di acqua può impedire alle drupe di raggiungere una
dimensione elevata, carattere importantissimo per fare apprezzare il
prodotto; ma vale anche per le olive da olio poiché questo periodo è della
massima importanza per l’accumulo dell’olio all’interno dei frutti, e
un’insufficiente disponibilità di acqua limita l’attività nutrizionale
dell’albero e si ripercuote negativamente sulla resa in olio finale.
Pertanto, chi dispone di acqua ne faccia un uso adeguato; chi non ne
dispone, se ha il terreno inerbito, non risparmi i passaggi con il
trinciaerba, in modo da tenere a freno i consumi da parte delle erbe del
prato.
Raccolta delle olive da tavola. Per le olive da tavola, e soprattutto
per quelle da consumare verdi, si richiedono particolari requisiti: essere
di grosse dimensioni, presentarsi perfettamente integre, senza rigature
scure, graffi o scalfitture. Il loro distacco dall’albero, dunque, deve
esser effettuato con la massima accuratezza.
Conviene poi deporre via via le olive in un recipiente rigido, con le pareti
lisce o foderate e non troppo grande, per evitare che il peso delle olive
superiori possa provocare ammaccature a quelle presenti sul fondo.
In questo periodo molte varietà di olive da tavola e da olio sono molto
appetite dalla mosca delle olive. A settembre molte varietà di olive
da tavola sono pronte per la raccolta, mentre le olive delle varietà
da olio sono ancora in fase di ingrossamento o inizio invaiatura
(passaggio dal colore verde al colore nero della maturazione). In ambedue i
casi le olive sono fortemente appetite dalla mosca delle olive (VEDI
FOTO H), che durante
questo periodo aumenta la sua attività. Questo insetto, come è noto, è in
grado di provocare gravi danni economici dovuti alla perdita di produzione
quantitativa e qualitativa.
 |
H - Olivo. Olive danneggiate dalla mosca
delle olive (nel particolare, adulto, millimetri 5) |
La puntura di ovideposizione è facilmente distinguibile ad occhio nudo
perché ha una caratteristica forma triangolare e con l’aiuto di una lente di
ingrandimento, sollevando delicatamente l’epidermide sulla puntura, si può
vedere l’uovo della mosca che è bianco, allungato e di forma cilindrica.
La lotta alla mosca può essere fatta nei confronti degli adulti in maniera
preventiva, utilizzando delle miscele di esche proteiche avvelenate, oppure
nei confronti delle larve con interventi curativi; in quest’ultimo caso, per
individuare il momento più opportuno in cui intervenire è importante:
verificare l’andamento delle catture; effettuare il campionamento e
osservare se ci sono punture fertili, cioè con uova vitali e/o larve
penetrate all’interno; calcolare la soglia di intervento.
Per la mosca la «soglia di intervento», cioè la percentuale di olive
attaccate tale da giustificare il trattamento chimico, è pari a zero se si
tratta di varietà da mensa in quanto le olive che presentano punture di
mosca sono subito deprezzate sul mercato, mentre per le varietà da olio la
soglia è del 10%.
Considerato che le larve si sviluppano all’interno della drupa, gli
interventi vanno effettuati utilizzando principi attivi ad azione
citotropica, cioè che penetrano all’interno delle olive e raggiungono le
larve; generalmente i primi stadi di sviluppo delle larve sono i più
vulnerabili.
I prodotti che si possono utilizzare sono il fosmet-17,7 (non
classificato), attenendovi sempre alle indicazioni riportate in
etichetta, e il dimetoato-19 (non classificato
o irritante), attenendovi sempre alle
indicazioni riportate in etichetta. Quest’ultimo può dare tossicità sulle
varietà Coratina, Bosana, Canino, Itrana, Frantoio, Vernina, Marsella e
Simona, soprattutto se non è ben distribuito e se sulle olive si crea il
gocciolamento.
Generalmente, se si supera la soglia di intervento, un primo trattamento si
effettua a settembre e un secondo si effettua a ottobre se si verifica una
ripresa dell’infestazione, facendo attenzione al tempo che manca per la
raccolta delle olive e all’intervallo di sicurezza (i giorni che devono
trascorrere dall’ultimo trattamento alla raccolta) del prodotto utilizzato.
Castagno. Durante questo periodo l’operazione
colturale più impegnativa per il produttore consiste nella raccolta dei
frutti del castagno. La cascola dei frutti maturi è continuativa,
graduale, ha andamento crescente a partire dall’inizio della maturazione dei
frutti e dura, in media, 15-20 giorni a seconda della varietà. Ciò che
maggiormente influenza la velocità di caduta dei frutti e la frequenza delle
operazioni di raccolta è l’andamento stagionale: l’alternanza di piogge,
giornate soleggiate e notti fresche predispone ad una maggior elasticità del
tegumento del riccio ed accorcia la durata del periodo di raccolta.
Eliminate, prima della raccolta dei frutti di castagno, le erbe e le
piante cespugliose. Per agevolare le operazioni di raccolta dei frutti
di castagno, si effettua una rimozione accurata delle erbe a delle piante
cespugliose presenti sul terreno del frutteto di castagno. Il terreno sotto
le piante in produzione deve essere mantenuto pulito in modo da consentire
all’operatore la facile individuazione dei frutti caduti a terra.
Conservazione dei frutti del castagno. I sistemi di conservazione che
consentono di prolungare il consumo delle castagne fresche a livello
familiare sono la ricciaia (VEDI
FOTO I), la
curatura in acqua e il surgelamento.
 |
I- Castagno.
Un sistema di conservazione
delle castagne diffuso in diverse zone di produzione è quello della «ricciaia»:
i ricci caduti e ancora chiusi vanno ammucchiati in un cumulo alto 30-40
centimetri, ricoperto con uno strato di foglie al quale va aggiunto uno
strato di terriccio di bosco dello spessore di 10-12 centimetri |
Actinidia (kiwi). A settembre coloro che hanno
avuto la possibilità di portare le piante di actinidia (kiwi) in allevamento
di secondo anno fin sotto il «tetto» di una rete antigrandine sono ancora in
tempo per effettuare la piegatura delle piante sul filo che sosterrà il
cordone permanente. Coloro che, invece, non hanno avuto questa possibilità
ed hanno già piegato le piante sul filo del cordone permanente, devono
curare l’asportazione dei germogli che ancora possono nascere lungo il fusto
e nei punti di curvatura del cordone. Se il cordone permanente nel suo
allungamento formasse il cosiddetto «codino di porco», cimatelo su di una
foglia semimatura: in quel punto emetterà un germoglio che proseguirà il suo
regolare allungamento.
Ecco cosa fare se i germogli delle piante di actinidia (kiwi) si
presentassero gialli. In settembre, se osservate delle piante che hanno
dei germogli gialli, ponete molta attenzione poiché sono i sintomi sia di un
insufficiente assorbimento di ferro che di un eccesso di umidità del
terreno. In entrambi i casi somministrate dei chelati di ferro in
ragione di 20-40 grammi per pianta, interrandoli a 5 centimetri di
profondità e a 50 centimetri dal fusto, oppure distribuite del solfato di
ferro in ragione di 1-2 chilogrammi per pianta in piena produzione.
A settembre, se le giornate sono calde ed asciutte, proseguite con le
irrigazioni. Bagnate il terreno fino ad una profondità di circa 30
centimetri; l’irrigazione successiva deve essere effettuata quando, sempre
alla profondità di 30 centimetri, il terreno risulta quasi asciutto.
Una pericolosa batteriosi che provoca disseccamenti dei rami e moria
delle piante di actinidia (kiwi): il cancro batterico! Fate molta
attenzione alla presenza eventuale di sintomi di cancro batterico
dell’actinidia (Pseudomonas syringae pv. actinidiae, VEDI FOTO L).
 |
L- Actinidia. Le
infezioni del cancro batterico, pericolosa malattia causata
dal batterio Pseudomonas syringae pv. actinidiae, si manifestano in
primavera con maculature fogliari, avvizzimento dei germogli e disseccamento
dei fiori, mentre a fine estate-autunno si notano disseccamenti di cordoni e
rami associati a cancri sul legno dai quali fuoriesce dell’essudato (nel
particolare) |
Piccoli frutti (lampone, mirtillo, mora giapponese, ribes, rovo senza spine,
uva spina). La raccolta dei frutti di lampone si effettua
ancora su tutte le varietà bifere (o rifiorenti), cioè che producono due
volte durante l’anno. La produzione dei frutti di queste varietà avviene
nella parte terminale dei nuovi tralci sviluppatisi a partire dalla tarda
primavera dell’anno in corso. Il periodo di raccolta del lampone bifero può
essere esteso a tutto il mese di dicembre se si ricopre l’impianto con un
tunnel in film plastico.
Dopo la raccolta dei frutti di mora giapponese, le piante possono
essere sottoposte alla potatura con il taglio dei vecchi tralci che hanno
prodotto. Con questa operazione si selezionano, per ogni ceppo, i nuovi
tralci che non devono superare il numero di 4-5.
Continua la raccolta dei frutti del rovo, cioè le more, con passate
ripetute ogni 3-4 giorni. Per una più facile raccolta mantenete il terreno
pulito dall’erba se inerbito, ed erpicato e rullato se sottoposto a
lavorazioni periodiche.
Specie da frutto minori. Continua la raccolta
dei «fichi veri» o «forniti». Per ogni varietà cercate di
individuare, in base all’aspetto e al colore della buccia, il momento più
adatto per avere fichi della massima sapidità.
La raccolta delle giuggiole viene effettuata via via che assumono
colore bruno-rossastro e la polpa, ancora croccante, presenta un sapore
dolce appena acidulo. Occorre di solito effettuare la raccolta a più riprese
poiché in genere la maturazione è scalare.
Le operazioni di raccolta delle nocciole risultano ritardate, causa
il protrarsi, in particolare nel primo semestre dell’anno, di condizioni
climatiche particolarmente sfavorevoli allo sviluppo delle nocciole. Occorre
quindi, nelle prime settimane di settembre, verificare che gli interventi
effettuati per preparare il terreno per la raccolta, in particolare quelli
di contenimento delle infestanti, abbiano sortito l’esito desiderato. Con
poche piante si può realizzare la raccolta scalare a mano, separando durante
la cernita le nocciole piene da quelle vuote man mano che cadono a terra,
oppure si può ricorrere all’impiego di reti da stendere sotto i nocciòli
prima che inizi la cascola.
L’impiego di macchine appositamente studiate si adotta, di norma, quando il
numero di piante di nocciòlo supera il centinaio.
Quando si nota che il mallo che avvolge i frutti del noce comincia a
spaccarsi si dà inizio alla raccolta, che può essere fatta a mano,
direttamente dalla pianta, con varie passate; in questo caso è preferibile
effettuarla con i guanti per evitare le macchie prodotte dal mallo.
Distribuzione del lavoro nel
frutteto
in una giornata-tipo della metà di settembre
Mercoledì 15 settembre il sole sorge alle ore 6.50 e tramonta
alle ore 19.20
In queste note vi indichiamo le ore del giorno in cui eseguire i
principali lavori nel frutteto familiare, al fine di operare nei
momenti migliori e di utilizzare al meglio le ore di luce
disponibili.
Irrigazione. Dall’alba alle 10 e dalle 17 al tramonto:
irrigate il mattino presto o la sera tardi (meglio ancora nelle
ore notturne, se ne avete la possibilità); in questi orari la
temperatura più bassa, l’umidità dell’aria più elevata e la
ventilazione ridotta limitano le perdite di acqua per evaporazione.
Trattamenti antiparassitari. Dall’alba alle 9 e dalle 17 al
tramonto: trattate le piante il mattino presto o la sera
tardi; quando la temperatura si abbassa si riduce il rischio di
danni da tossicità dei prodotti antiparassitari sulle piante (e di
intossicazioni per l’operatore che esegue il trattamento). In questi
orari è minore anche la ventilazione e quindi diminuisce il rischio
di deriva, cioè la possibilità che la miscela antiparassitaria,
trasportata dal vento, vada a depositarsi su altre colture.
Raccolta. Ore 8-12: raccogliete il mattino
quando la temperatura non è ancora elevata e la frutta non ha
accumulato eccessivo calore (si allunga così la durata della
conservazione).
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La legislazione vigente suddivide gli antiparassitari in relazione alla loro
tossicità per l'uomo e per gli animali. I prodotti contrassegnati come "irritanti"
e "non classificati" si possono
comperare senza
"patentino", che invece è necessario per l'acquisto dei prodotti
contrassegnati
come "molto tossici", "tossici"
e "nocivi" data la loro pericolosità. |
Questa è solo una piccola parte dei testi che vengono pubblicati nel
supplemento di Vita in Campagna dedicato a "i Lavori".
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Nella tradizione agricola il mese di settembre è dedicato alla
vendemmia, ma in molte zone viticole le operazioni di raccolta sono già
iniziate nel mese di agosto per le varietà precoci o per le basi spumante.
Prima di iniziare la raccolta, però, è necessario provvedere allo sfalcio
del cotico erboso, al controllo delle infestanti sulla fila per consentire
una buona percorribilità alle macchine operatrici e un ottimo accesso ai
vendemmiatori.
Gli interventi sulla vegetazione, quali cimature e sfogliature, in questo
periodo devono essere ridotti. Sulla pianta devono essere ridotti al
minimo gli interventi sulla vegetazione, quali cimature e
sfogliature, per evitare repentine esposizioni dei grappoli al sole
estivo (con conseguenti scottature degli acini più esposti) e per evitare
arresti di maturazione conseguenti alla perdita di superficie fogliare. Solo
nel caso di vigneti molto vigorosi si può intervenire con una drastica
cimatura immediatamente prima (uno-due giorni) della vendemmia per liberare
i grappoli e facilitare la raccolta. In questo caso fate attenzione a non
danneggiare i tralci destinati alla produzione del prossimo anno.
Anche nelle varietà più tardive o nei vigneti la cui uva va raccolta in
sovramaturazione si può intervenire con una sfogliatura per mantenere
l’aerazione della fascia produttiva e per favorire l’esposizione dei
grappoli all’ultimo sole della stagione. Quest’ultimo intervento è indicato
soprattutto se durante la maturazione si sono avute piogge e umidità che
hanno idratato eccessivamente gli acini.
Avvicinandosi la vendemmia non dovrebbe più essere necessario alcun
intervento irriguo. Le irrigazioni effettuate prima della vendemmia
possono causare anomali ingrossamenti di acini e relative loro spaccature
con avvio di marciumi acidi o di botrite, nonché il probabile abbassamento
del tenore zuccherino delle uve. L’intervento irriguo deve essere preso
in considerazione solo in caso di grave emergenza idrica che possa
compromettere la vitalità delle piante in ambienti aridi o in terreni molto
permeabili. In caso di necessità utilizzate volumi di acqua ridotti,
sufficienti solo a superare il periodo di emergenza delle piante.
Ecco come stabilire la migliore epoca di vendemmia. Il campionamento
delle uve iniziato ad agosto continua ancora nel mese di settembre, in
particolare per quelle con epoca di maturazione media e tardiva. Il prelievo
dei campioni di uva e il controllo del grado zuccherino, dell’acidità totale
e del pH devono proseguire a cadenze regolari, vigneto per vigneto, fino al
raggiungimento delle caratteristiche qualitative desiderate e alla
conseguente decisione di avviare la vendemmia. I dati raccolti consentono di
tracciare una «curva di maturazione» che evidenzia il calo
dell’acidità e la crescita degli zuccheri man mano che avanza la maturazione.
Indicativamente la maturazione è evidenziata da un rallentamento della
crescita degli zuccheri e da un pari ridimensionamento del calo dell’acidità
totale, ma diversi altri fattori possono intervenire nella scelta della data
di vendemmia: una raccolta anticipata è preferita nelle uve bianche per
preservare aromi e freschezza; una raccolta posticipata con sovramaturazione
delle uve è talvolta ricercata nelle uve rosse se esse sono destinate a
rossi da invecchiamento, anche se questo comporta però un aumento anche
importante del contenuto zuccherino delle uve e quindi alcolico del vino.
Una volta rilevata la maturazione delle uve occorre definire la data di
raccolta valutando l’andamento meteorologico e la disponibilità della
cantina a ricevere il prodotto.
Fate attenzione a non schiacciare l’uva vendemmiata nei contenitori.
Va evitato accuratamente lo schiacciamento dell’uva vendemmiata nei
contenitori di raccolta o di trasporto; l’ammostamento in campo può causare
infatti fenomeni di ossidazioni indesiderate e l’avvio di fermentazioni
anomale. Occorre poi garantire un buon afflusso dei contenitori necessari
alla raccolta e al trasporto delle uve (plateau, cassette, cesti, ma anche
trattori con carri, benne o tramogge). Tutti i contenitori che vengono a
contatto delle uve devono essere ben puliti. In ogni caso le operazioni di
raccolta devono essere strettamente coordinate con la cantina che riceve le
uve, al fine di garantirne la rapida lavorazione e la programmazione delle
fermentazioni con l’obiettivo di massimizzare il risultato qualitativo.
Nuovi impianti. In questo periodo quasi tutti i terreni sono nelle
condizioni ideali perché si possano avviare, se già non è stato fatto nei
mesi precedenti, i lavori di preparazione del terreno in vista di nuovi
impianti; potete eseguire in questo periodo i lavori di ripuntatura e
aratura, mentre quelli di affinamento possono essere posticipati ed
eseguiti in inverno, dopo i freddi più intensi, se intendete effettuare
l’impianto primaverile.
Gli attacchi di muffa grigia sono favoriti da condizioni di elevata
umidità. Nei vigneti a conduzione familiare in genere non sono necessari
interventi specifici contro la muffa grigia (o botrite) della vite (VEDI
FOTO M). Questi
interventi spesso non sono effettuati nemmeno in vigneti professionali: una
corretta gestione del vigneto dal punto di vista agronomico, in particolare
una concimazione equilibrata che evita eccessivo rigoglio vegetativo, una
corretta potatura (in particolare la potatura verde) e un’irrigazione
limitata allo stretto necessario consentono di evitare quelle situazioni di
squilibrio vegetativo che favoriscono lo sviluppo di questo fungo.
 |
M-
Le varietà a grappolo compatto sono più soggette agli attacchi di muffa
grigia (nella foto) e di marciume acido; questi grappoli devono essere
attentamente controllati e scartati durante la vendemmia |
In particolare bisogna evitare che la vegetazione troppo lussureggiante
consenta all’umidità di ristagnare tra le foglie ed i grappoli permettendo
lo sviluppo della muffa grigia. Altro aspetto molto importante è la corretta
gestione della difesa fitosanitaria nei confronti di quelle avversità che,
danneggiando gli acini, favoriscono la penetrazione della muffa. In
particolare ci riferiamo alla tignola ed all’oidio: se siete riusciti a
proteggere adeguatamente i grappoli da queste avversità le probabilità di
successo contro la muffa grigia saranno molto alte. Tutto questo premesso,
se ritenete che sia
necessario intervenire chimicamente, in particolare se in passato avete
avuto problemi con la muffa grigia o se, ad esempio, gli acini sono stati
danneggiati da una grandinata, intervenite con la miscela di cyprodinil-37,5
+ fludioxinil-25 (non classificato),
attenendovi alle dosi riportate sulla confezione.
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La legislazione vigente suddivide gli antiparassitari in relazione alla loro
tossicità per l'uomo e gli animali. I prodotti contrassegnati come "irritanti"
e "non classificati" si possono
comperare senza
"patentino", che invece è necessario per l'acquisto dei prodotti
contrassegnati
come "molto tossici", "tossici"
e "nocivi" data la loro pericolosità. |
Questa è solo una piccola parte dei testi che vengono pubblicati nel
supplemento di Vita in Campagna dedicato a "i Lavori".
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Anatra e oca. In settembre è possibile avviare
un ultimo ciclo di allevamento acquistando anatroccoli di due giorni
o giovani animali di 2-3 settimane. I giovani animali di 2-3 settimane
devono rimanere chiusi all’interno del ricovero per almeno una settimana,
dopo di che possono essere liberati al pascolo. Nel caso abbiate acquistato
anatroccoli di due giorni liberateli al pascolo non più tardi della
quarta-quinta settimana di vita. Nelle prime settimane di vita gli
anatroccoli possono essere alimentati con una miscela così costituita: mais
spezzato 50%, soia integrale spezzata 25%, pisello proteico spezzato 10%,
glutine di mais pellettato e sbriciolato 10%, riso grana verde spezzato 5%.
Dopo la quarta-quinta settimana la miscela può essere così costituita: mais
spezzato 60%, soia integrale spezzata 20%, pisello proteico spezzato 8%,
glutine di mais pellettato e sbriciolato 8%, riso grana verde spezzato 4%.
Da questo mese le oche devono crescere; l’ingrassamento si completerà
in novembre. È necessario quindi fornire un ampio pascolo alle oche in
crescita e alimentarle soprattutto con foraggi, somministrando solo nel
pomeriggio la razione alimentare. Alle oche in crescita è necessario
somministrare molti foraggi, freschi o secchi, per favorire l’aumento di
volume dell’intestino e facilitare la fase di ingrasso. I foraggi non devono
essere distribuiti sul terreno, ma messi nelle apposite rastrelliere per
impedire che l’erba sia imbrattata dalle feci. Solo nel pomeriggio va
distribuita una miscela alimentare così costituita: mais spezzato 70%, soia
integrale spezzata 15%, pisello proteico spezzato 6%, glutine di mais
pellettato e sbriciolato 6%, riso grana verde spezzato 3%.
Colombo. È giunto il momento di destinare
al mercato le coppie di colombo vecchie e poco produttive e sostituirle con
i giovani nati in marzo-aprile. Tenete conto che sono poco produttive le
coppie che allevano meno di 12 piccioncini all’anno (in genere depongono un
solo uovo per covata). Se non l’avete ancora fatto nei mesi scorsi, pulite a
fondo tutte le attrezzature (nidi, mangiatoie, abbeveratoi, ecc.).
Sostenete i colombi in muta con la seguente miscela di granaglie: mais
giallo 25%, piselli 25%, canapa 25%, miglio 25% (VEDI
FOTO N).
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N- Colombi. Sostenete i colombi in muta
con una miscela di granaglie costituita, in parti uguali, da mais giallo,
piselli, canapa, miglio |
Come prevenire gli attacchi di vaiolo. Per prevenire gli attacchi di
vaiolo vi consigliamo di montare o mantenere le reticelle a maglia sottile
alle finestre della colombaia per prevenire gli attacchi di vaiolo, il cui
virus viene inoculato con le punture delle zanzare.
Gallina e pollo. Le galline che
entrano in muta nel periodo estivo sono da destinare al consumo aziendale in
quanto sono tra tutte le meno produttive. Le migliori ovaiole, infatti,
continuano a deporre per l’intero mese di settembre e iniziano il cambio del
piumaggio solo a partire da ottobre. Settembre è il mese ideale per
l’acquisto di nuove pollastre. Se avete la possibilità di scegliere,
preferite pollastre nate nei mesi di marzo e aprile in luna crescente. Dopo
l’acquisto le pollastre devono essere sistemate nel pollaio e tenute
rinchiuse per almeno una settimana. Alla fine di questo periodo è possibile
liberarle al pascolo con la sicurezza che, al tramonto, ritorneranno nel
pollaio (VEDI FOTO O). Alle nuove pollastre somministrate un’alimentazione per
ovaiole. A questo scopo si consiglia la seguente miscela: mais spezzato 62%,
soia integrale spezzata 15%, gusci d’ostrica 8%, pisello proteico spezzato
6%, glutine di mais pellettato e sbriciolato 6%, riso grana verde spezzato
3%. L’alimentazione deve essere sempre integrata con erba fresca o foraggi
secchi anche quando le pollastre possono usufruire del pascolo.
 |
O - Galline ovaiole. Dopo l’acquisto le pollastre devono essere
sistemate nel pollaio e tenute rinchiuse per almeno una settimana in
modo che si abituino al nuovo ambiente e, in seguito, vi rientrino a deporre |
Settembre è il mese giusto per allevare un nuovo gruppo di polli da
destinare al periodo natalizio. Prima dell’arrivo degli animali preparate
con cura il ricovero destinato a ospitarli. La concentrazione di animali non
deve superare i 10 capi per metro quadrato. Il ricovero deve poi disporre di
posatoi almeno per i 2/3 della superficie, mentre la restante parte (1/3)
deve essere coperta da un abbondante strato (10-15 centimetri) di truciolo
di legno o paglia. Durante le prime settimane verificate la temperatura del
ricovero e se necessario riscaldatelo con lampade a gas o elettriche. Fino a
un mese di vita l’alimentazione dei polli può essere costituita da una
miscela così realizzata: mais spezzato 50%, soia integrale spezzata 25%,
pisello proteico spezzato 10%, glutine di mais pellettato e sbriciolato 10%,
riso grana verde spezzato 5%. Ricordate che già dalla terza settimana di
vita i polli devono poter disporre di foraggi freschi o secchi da
distribuire nell’apposita rastrelliera.
Attenzione alla pseudopeste. Perché non si diffondano malattie
infettive, come per esempio la pseudopeste, si consiglia inoltre di
evitare la formazione di umidità nella lettiera permanente e di mantenere
una giusta concentrazione di capi. Si suggerisce anche di vaccinare i polli
contro la malattia, rivolgendovi al veterinario.
Coniglio. L’accorciarsi delle giornate
facilita l’ingrasso dei conigli che, abituati a vivere nelle tane, amano più
il buio della luce. Si ricorda che la concentrazione di animali in questa
fase non deve superare i 6-8 capi per metro quadrato di ricovero. Per i
soggetti all’ingrasso un ottimo foraggio è costituito dalle ortiche, da
somministrare bene appassite o secche, e dalle foglie di gelso.
Ponete particolare attenzione alla mixomatosi. La mixomatosi è
una malattia virale del coniglio molto contagiosa che viene diffusa dalla
puntura di insetti come pulci e zanzare. Negli animali colpiti inizialmente
si hanno l’emissione di un secreto oculare acquoso e gonfiore delle palpebre
(VEDI FOTO P).
In seguito si nota gonfiore di alcune parti del corpo come orecchie, naso e
organi genitali. Contro questa malattia si consiglia di seguire, oltre alle
normali regole di igiene di allevamento, anche un programma vaccinale
rivolgendovi al veterinario.
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P-
Conigli. Gli animali colpiti dalla mixomatosi evidenziano
emissione di un secreto oculare acquoso e gonfiore delle palpebre |
Maiale. In questo periodo i maiali
acquistati la scorsa primavera hanno raggiunto circa i 150 chilogrammi di
peso. Se sono allevati all’aperto devono avere a disposizione abbondante
spazio tale da consentire al terreno l’assorbimento delle deiezioni. Per
ogni capo sono necessari circa 700 metri quadrati di pascolo.
Per il resto curate il benessere dei vostri animali mettendo a loro
disposizione un ambiente per il riposo notturno con il pavimento
costantemente ricoperto da un abbondante strato (15-20 centimetri) di paglia
asciutta. Ricordate che il benessere degli animali viene garantito, oltre
che dal pascolo, anche dalla possibilità di fare bagni di fango. Non fate
quindi mai mancare ai maiali all’ingrasso una pozza dove rotolarsi e
proteggersi dai parassiti esterni.
Ai maiali all’ingrasso somministrate una razione giornaliera di circa 3,2
chilogrammi così costituita: cereali macinati 60%, nucleo al 23-25% di
proteine 30%, cruschello di grano 10%.
Pecora e capra. Le pecore
ingravidate a primavera iniziano adesso la fase finale della gestazione e
dovete curarne particolarmente l’alimentazione. Settembre è un mese che può
essere almeno in parte ancora prettamente estivo ed in particolare, laddove
la siccità è la caratteristica principale della stagione, si possono avere
ancora problemi portati dall’insufficienza di acqua. Tuttavia i temporali e
qualche giornata piovosa possono ridare al pascolo una nuova spinta che
consenta il rilancio della produzione foraggera sfruttabile nell’autunno
ormai prossimo. Il pascolo pertanto a seconda dei climi locali e di altre
variabili tecniche, legate alle disponibilità irrigue delle zone più ricche,
in questa fase finale della gravidanza è bene sia integrato almeno con
l’apporto di mangimi che aiutino le pecore a soddisfare le forti richieste
dei feti.
Se la disponibilità di erba fresca sostiene la produzione lattea delle
capre, potete continuare per tutto il mese di settembre con due
mungiture al giorno, per passare nel mese di ottobre a una mungitura, prima
di mettere gli animali in asciutta. Il periodo dei calori, iniziato in
agosto, raggiunge il suo culmine a metà settembre. Un modo naturale per
favorire la sincronizzazione dei calori è agire sull’alimentazione e sulla
presenza del maschio: un improvviso miglioramento alimentare (l’aggiunta
alla dieta di una certa quantità di mangime o il trasferimento su un pascolo
migliore) simula una naturale abbondanza di cibo e quindi le condizioni
favorevoli per la riproduzione; anche il maschio, con il suo odore e il suo
comportamento, determina nella femmina un rilascio di ormoni che favorisce
la comparsa del calore più rapidamente.
In stalla tenete le caprette separate dagli adulti, in modo da garantire ad
esse la possibilità di accedere con tranquillità agli alimenti, che dovete
distribuire due volte al giorno: in questo modo non sono in competizione con
gli adulti e possono consumare la loro razione indisturbate.

Distribuzione del lavoro nei piccoli allevamenti in una giornata-tipo
della metà di settembre
Mercoledì 15 settembre il sole sorge alle ore
6.50 e tramonta alle ore 19.20
In queste note vi indichiamo le ore del giorno in cui eseguire i
principali lavori per gli avicoli all’ingrasso, le galline ovaiole e i
conigli, al fine di operare nei momenti migliori e di utilizzare al meglio
le ore di luce disponibili.
Avicoli all’ingrasso. Ore 8-8.30: distribuire gli alimenti,
controllare gli abbeveratoi e la temperatura dei ricoveri (anatre e polli).
Ore 12-12.30: controllare gli abbeveratoi e distribuire
alimenti (faraone e tacchini).
Galline ovaiole. Ore 8-8.30: distribuire gli alimenti,
controllare gli abbeveratoi e raccogliere le uova. Ore 12-12.30:
controllare gli abbeveratoi e raccogliere le uova.
Conigli. Ore 8-8.30: distribuire gli alimenti e controllare
gli abbeveratoi. Ore 12-12.30: controllare gli abbeveratoi.
Ore 18-18.30: controllare gli abbeveratoi e distribuire i
foraggi.
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Questa è solo una piccola parte dei testi che vengono pubblicati nel
supplemento di Vita in Campagna dedicato a "i Lavori".
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