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MEDICINA E ALIMENTAZIONE |
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La produzione di vino frizzante e spumante nella
piccola cantina familiare |
La soddisfazione di aprire per gli amici una buona bottiglia
di spumante prodotto con le nostre mani è sempre impagabile. Si tratta però
di una produzione non facile, per la quale occorre conoscere bene i
meccanismi e le tecniche della fermentazione naturale in bottiglia, oltre a
saper scegliere i materiali adatti.La produzione di vino frizzante e
spumante in bottiglia è una pratica molto diffusa anche a livello di piccole
cantine e degli hobbisti. Teoricamente sembra una tecnica molto facile;
invece, in pratica, se non è eseguita in modo corretto, è causa di molti
insuccessi: bottiglie che esplodono, fuoriuscita del tappo, eccessiva
pressione che quando si apre la bottiglia causa la fuoriuscita del vino a
fontana, vini con retrogusto amaro, troppo sedimento, vino che rimane velato
in bottiglia, vino che non rifermenta e odori di ridotto (di uova marce).
Per ovviare a questi problemi e produrre un buon vino frizzante e spumante
in bottiglia è necessario conoscere bene i meccanismi della fermentazione e
prestare molta attenzione in tutte le fasi di produzione, dalla
vinificazione delle uve alla scelta delle procedure e dei materiali di
imbottigliamento adatti.
I meccanismi della fermentazione in bottiglia
La fermentazione alcolica è il processo di trasformazione dello zucchero in
alcol. Questa trasformazione avviene attraverso dei microrganismi chiamati
lieviti; si tratta di cellule microscopiche – 0,8-2 micron (1) – presenti in
natura nel vigneto e nelle cantine.
Nel settore enologico si distinguono lieviti «selvaggi» o «indigeni», con
scarso potere fermentativo, e lieviti «enologici» con alto potere
fermentativo. I primi sono presenti specialmente nel vigneto e sono attivi
nelle prime fasi della fermentazione (o sono la causa della formazione della
fioretta al termine della fermentazione alcolica), mentre i secondi sono
presenti nelle attrezzature, nei contenitori e nei locali delle cantine.
I lieviti cosiddetti «enologici», che intervengono nella fermentazione
alcolica, sono prevalentemente di due specie: Saccharomyces cerevisiae e
Saccharomyces bayanus.
Questi lieviti sono presenti in natura e sono reperibili sul mercato dei
prodotti enologici come lieviti secchi attivi.
Il Saccharomyces cerevisiae è utilizzato nella fermentazione
dei mosti e nella rifermentazione dei vini a basso tenore in alcol
(inferiore a 11°), mentre il Saccharomyces bayanus, oltre che per la
fermentazione dei mosti, è impiegato nelle rifermentazioni, negli arresti di
fermentazione e nella spumantizzazione dei vini.
Il lievito trasforma gli zuccheri dell’uva (glucosio e fruttosio) e quello
utilizzato in cucina (saccarosio) in alcol, anidride carbonica e in molti
prodotti secondari responsabili del profumo e gusto del vino.
Praticamente da un grammo di zucchero si ottengono circa 0,47-0,48 grammi di
alcol e 0,45-0,47 grammi di anidride carbonica. Considerando che circa 2
grammi di anidride carbonica in un litro determinano la pressione di una
atmosfera, per ottenere una pressione di circa un’atmosfera in bottiglia
sono necessari 4,2-4,3 grammi di zucchero per litro.
Oltre alla conoscenza del contenuto in zucchero del vino da fermentare in
bottiglia è importante conoscere l’importanza esercitata dall’alcol sulla
attività del lievito. L’alcol è un prodotto impiegato come disinfettante e
per conservare la frutta per il suo potere sterilizzante. Anche il lievito,
pur producendolo durante la fermentazione, viene inibito dall’alcol;
infatti, aumentando la gradazione alcolica, la fermentazione rallenta fino a
bloccarsi al raggiungimento dei 17° alcol.
Il rapporto tra gradazione alcolica e zuccheri è fondamentale per evitare lo
scoppio delle bottiglie o l’eccesso di pressione in bottiglia. Per questo
motivo la gradazione alcolica necessaria per eseguire correttamente la
fermentazione in bottiglia è compresa tra 9 e 12° alcol per i vini frizzanti
o spumanti secchi, e superiore a 13°-13,5° alcol per i vini frizzanti o
spumanti dolci.
La vinificazione delle uve e la preparazione del «vino base»
La produzione di un buon vino per produrre frizzanti o spumanti a
fermentazione naturale in bottiglia richiede una particolare cura nella
scelta delle uve.
Normalmente l’epoca di raccolta viene anticipata di 6-7 giorni rispetto alla
data usuale in modo da ottenere vini con una gradazione alcolica che varia
da un minimo di 9° ad un massimo di 12° per ottenere vini spumanti secchi, e
da un minimo di 13° ad un massimo di 14° per ottenere dei vini spumanti
amabili o dolci.
Oltre alla gradazione alcolica i requisiti importanti per mantenere una
buona freschezza dei vini sono:
– un valore di acidità totale superiore a 6 grammi per litro; il vino bianco
e rosato alla degustazione deve essere citrino (cioè leggermente aspro);
– un valore di acidità volatile inferiore a 0,4 grammi per litro;
– un valore di anidride solforosa totale inferiore a 100 milligrammi per
litro;
– un contenuto in zuccheri inferiore a 2 grammi per litro (vino secco con
gradazione Babo uguale o inferiore allo zero), mentre per i vini con
gradazione effettiva (alcol presente realmente) superiore a 13-14° alcol è
possibile avere un residuo zuccherino tra i 4 e gli 8° Babo (circa 40-80
grammi per litro).
Consigliamo di eseguire sempre un’analisi dei vini da spumantizzare per
evitare spiacevoli insuccessi.
Se non è possibile eseguire i controlli analitici, eseguite con attenzione
la determinazione della gradazione Babo del mosto prima della fermentazione
alcolica per avere un riferimento sul grado alcolico potenziale del vino.
Determinata la gradazione Babo, moltiplicate il valore ottenuto per 0,65.
Ad esempio: se la gradazione di partenza del vostro mosto è di 17,5° Babo:
17,5 x 0,65 = 11,37
la gradazione del vino sarà di circa 11,3-11,4° alcol.
Alla degustazione, il «vino base» per ottenere uno spumante brut o frizzante
secco deve essere privo di difetti, avere un profumo delicato che ricorda i
fiori, la crosta di pane e la mela Golden. Il gusto deve essere franco
(senza difetti) e leggermente acidulo.
Il «vino base» per ottenere un vino frizzante dolce deve avere un profumo
floreale o di frutta matura e il gusto deve essere dolce ma non stucchevole
per l’eccesso di zucchero.
Qualsiasi anomalia degustativa o analitica può causare fermentazioni
stentate in bottiglia, con arresti fermentativi o formazioni di profumi e
gusti indesiderati.
Oltre ad avere queste caratteristiche, il vino deve anche essere limpido. La
limpidezza del prodotto, se non si produce spontaneamente, può essere
ottenuta con un trattamento di chiarifica o filtrazione chiarificante (vedi
la «Guida illustrata alla gestione della piccola cantina», supplemento al n.
6/2003, da pagina 33 a pagina 36).
Il trattamento di chiarifica di un vino per la spumantizzazione deve essere
leggero per non rovinare la spuma (termine che indica la presenza di una
leggera schiuma durante il riempimento del bicchiere). Consigliamo di
eseguire il trattamento di chiarifica con 2-5 grammi per ettolitro di
potassio caseinato o con un albume d’uovo e 10-30 grammi per ettolitro di
bentonite.
Particolare attenzione bisogna avere quando si vuole ottenere un vino
frizzante da un vino rosso o dal fragolino (in questo caso solo per
autoconsumo). Il vino rosso è poco impiegato per ottenere vini spumanti
perché la presenza di tannini durante la rifermentazione in bottiglia
conferisce al vino una nota amara.
Per diminuire i tannini si deve eseguire una chiarifica con gelatina alla
dose di 5-20 grammi per ettolitro, aumentando la dose in funzione della
tannicità del vino, e aggiungendo 10-30 grammi per ettolitro di bentonite
per facilitare la sedimentazione e la compattezza del deposito che si
formerà. Consigliamo di aumentare la dose di bentonite in funzione della
velatura del vino e della quantità di gelatina impiegata.
La scelta dei materiali
La scelta delle bottiglie e dei tappi riveste particolare importanza per
evitare spiacevoli insuccessi.
Le bottiglie. Le bottiglie adatte per vini spumanti sono le
tradizionali Prosecco o Champagnotte; per i vini frizzanti, oltre alle
precedenti, le Emiliane o Extral.
La differenza dalle bottiglie per vino fermo è dovuta alla quantità di vetro
utilizzato per costruirle. Aumentando il peso della bottiglia aumenta la
resistenza alla pressione esercitata all’interno della bottiglia stessa
dall’anidride carbonica che si forma durante la fermentazione.
Anche la forma della bottiglia ha un’importanza rilevante. Tutte le
bottiglie con la spalla (tipo bordolesi, pulcinella, ecc.) non sono adatte a
contenere vini frizzanti o spumanti perché la presenza di spigoli
indebolisce la resistenza delle bottiglie alla pressione interna.
Sconsigliamo quindi di imbottigliare i vini frizzanti o spumanti in
bottiglie di forma e peso non idoneo come bordolesi, renane, bottiglioni,
fiaschi e bottiglie per l’acqua minerale.
La capacità delle bottiglie varia dai 375 ml per la mezza bottiglia, ai 750
ml per la bottiglia classica, fino ai 1.500 ml per la doppia bottiglia
chiamata «Magnum».
Altro aspetto da tenere in considerazione quando si acquistano o impiegano
le bottiglie è l’imboccatura. Esistono infatti due tipi di imboccature: la
classica a fascetta (tipo «Cetie») adatta per la tappatura con tappi rasi e
da spumante a fungo ancorati con la gabbietta metallica, e l’imboccatura a
corona di 29 mm di diametro predisposta anche per la chiusura con tappi a
corona.
I tappi. La scelta del tappo da usare è sicuramente la più
difficile. In commercio, per soddisfare tutte le esigenze, ne esistono di
tre tipologie: in sughero, in plastica e in metallo. Molto utilizzati per
l’imbottigliamento familiare sono i tappi in plastica e in metallo.
I tappi in plastica per i vini frizzanti e spumanti sono a fungo, alettati o
lisci, di colore bianco o marrone. Vengono ancorati al collo della bottiglia
con gabbiette metalliche o spago per evitarne la fuoriuscita a causa della
pressione dell’anidride carbonica all’interno della bottiglia.
Esistono poi tappi chiamati «tappo spumante a strappo» che non richiedono
l’impiego delle gabbiette.
Anche l’impiego dei tappi in metallo a corona da 29 mm è molto diffuso. Sono
di facile reperibilità, economici (sia il tappo che l’attrezzatura
impiegata), pratici nell’impiego, mantengono la pressione della bottiglia e
non cedono odori di tappo.
Il tappo in sughero è ancora molto impiegato, ma bisogna fare molta
attenzione all’acquisto evitando i tappi troppo economici.
Per i vini frizzanti si possono impiegare tappi in sughero tecnici
birondellati (detti «1+1») delle misure di 28x40 mm o 27x42 mm, o il
classico tappo in sughero tecnico con due teste accoppiate su un supporto di
sughero macinato da 30,5x48 mm. Questo tappo è consigliato solo per cantine
attrezzate con tappatrici e gabbiettatrici predisposte per il tappo a fungo.
(1) Micron: unità di misura di lunghezza equivalente ad un milionesimo di
metro (ovvero un millesimo di millimetro).
Puntate pubblicate.
La produzione di vino frizzante e spumante nella piccola cantina familiare
(n. 7-8/2005).
Prossimamente.
Come ottenere un vino a fermentazione naturale in bottiglia.
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