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23
 6 - 12 Giu.

  2008
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Attualità, L'Informatore Agrario POLITICA

Brunello di Montalcino senza pace

Botta e risposta tra consorzio e ministero.
Il Consorzio di tutela annuncia l’adozione di nuovi metodi di analisi, ma il Mipaaf smentisce di esserne a conoscenza.


A mali estremi, estremi rimedi, dice un noto proverbio. È quello che hanno pensato i produttori del Consorzio di tutela del Brunello di Montalcino che, a circa due mesi dallo scandalo che ha visto coinvolta la più prestigiosa denominazione di origine garantita italiana (alcuni produttori non avrebbero rispettato l’obbligo dell’utilizzo del 100% di varietà Sangiovese come previsto dal disciplinare di produzione), hanno approvato il via libera a una svolta definita «epocale» nel panorama del settore vitivinicolo nazionale.
È stata, infatti, decisa l’introduzione di tecnologie e metodi analitici in grado di garantire l’utilizzo del 100% della varietà Sangiovese richiesta dal disciplinare. Il Consorzio di tutela ha dichiarato di aver preso questa decisione di concerto con il Ministero delle politiche agricole.

Zaia smentisce
Ma quest’ultima affermazione è stata subito smentita dal ministro Luca Zaia che ha negato categoricamente «che il Ministero sia stato coinvolto o che esista qualsivoglia accordo d’intesa sul progetto annunciato dal Consorzio di tutela sui giornali». Il ministro ha aggiunto di essere impegnato in prima persona per elaborare positivamente un proprio progetto al fine di restituire al Brunello credibilità internazionale e a consentire a uno dei nostri prodotti di eccellenza di ritornare sui mercati strategici, a partire da quello statunitense. E a quest’ultimo proposito a margine del vertice Fao il ministro dell’agricoltura Luca Zaia ha incontrato il ministro dell’agricoltura Usa, Ed Schafer, allo scopo di scongiurare l’embargo annunciato nei giorni scorsi.
Un’altra classica storia «all’italiana», potremmo affermare, anche se il presidente del Consorzio Francesco Marone Conzano ha cercato successivamente di minimizzare l’accaduto.
Su questa vicenda abbiamo chiesto ad Attilio Scienza, uno dei maggiori esperti in viticoltura a livello internazionale, se oggi esistono metodi analitici in grado di garantire la corretta applicazione dei disciplinari di produzione per quanto concerne l’utilizzo dei vitigni.
«Innanzitutto devo sottolineare – ci ha spiegato Scienza – come, dopo il cosiddetto scandalo del Brunello, in collaborazione con l’Istituto di San Michele all’Adige, la Facoltà di agraria di Milano e l’Unione italiana vini ci siamo subito attivati per individuare e definire un modello di analisi adeguato per garantire certezze su questo tipo di indagini che non sono certo semplici. Attualmente, infatti, la maggioranza dei modelli di analisi forniscono garanzie solo se si è in presenza di vini giovani. Molto più complessa è l’analisi su vini invecchiati, come il Brunello di Montalcino. Per questa ragione avevamo proposto la costituzione di un comitato scientifico che fosse propositore e garante, in accordo con il Ministero delle politiche agricole, di queste metodologie».
E come è finita?
Se devo essere onesto allo stato attuale non so cosa sia successo. Di certo io non sono stato più coinvolto. Ma il problema principale non è questo.
E qual è allora?
La «grana» Montalcino ha aperto un grande problema per le nostre doc. Inutile negare che è da tempo che si discute sulla difficoltà di applicare correttamente alcuni disciplinari. Per questo, dal mio punto di vista, è pericoloso intraprendere vie unilaterali, ma bisogna realmente definire un modello affidabile e riconosciuto per tutte le denominazioni italiane. Per questa ragione ritengo che la reazione del Mipaaf sia stata dettata dalla necessità di garantire un modello applicabile seriamente per tutto il sistema vitivinicolo nazionale. Quindi ritengo che siano scelte che debbano trovare la massima condivisione e devono poggiare su indagini realmente attendibili, altrimenti rischiamo veramente di mettere a rischio la credibilità di tutti i grandi vini italiani.
 

Sommario Fabio Piccoli


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